MODULO ALTA MONTAGNA CORSO A.G.A.

Gli allievi del Corso Aspiranti Guida Alpina 2012 con gli istruttori Parimbelli, Greco e Guanella.
(foto Saro Costa)

Racconto di Saro Costa, allievo del corso.

Libertà di poter scegliere, è per questo che siamo qui tutti riuniti, ognuno di noi ha preso una decisione, ognuno con le proprie particolari idee.
Ci attendono due settimane non stop tra il Bernina e il Masino, sarà divertente!
La giornata è grigia e fredda, il Morteratsch non si presenta bene, il suo stato (come quello di tutti i ghiacciai di bassa quota) è deprimente.
A noi va bene così, dobbiamo fare il Test di Autosoccorso su ghiacciaio e tutto quello che ci serve è un buco dove saltar dentro…
Date le condizioni meteo, nel pomeriggio raggiungiamo la Diavolezza in funivia ed è subito un vai e vieni di Calanda, stranamente qui costa ben meno dell’acqua…

In quota le recenti nevicate hanno impestato in modo fastidioso la roccia, la meta del primo effettivo giorno è il Naso di Ghiaccio al Cambrena. La discesa avviene per la cresta Nord del Piz d’Arlas che solitamente non oppone grandi problemi ma con questa neve nuova e dovendo muoversi in ottica cliente diventa molto istruttiva.
Purtroppo quasi al termine delle difficoltà Omar scivola e si storta il mignolo sinistro.. la sera stessa scende a valle, ci raggiungerà alla Tschierva.
Il piano per i prossimi giorni prevede un giro ad anello toccando le maggiori cime del massiccio quindi dopo un panino tutto completo del Diavolezza e la solita birra ci dirigiamo verso la Capanna Boval che raggiungiamo sotto il diluvio… Per fortuna l’accoglienza è ottima, le due ragazze (tra cui la bella canadese) mettono a disposizione la stufa e reggono il gioco della nostra banda di matti.
L’aria è piena d’acqua e risalire la ripida pietraia è una faticaccia, una volta trovato l’attacco tocca a me fare la guida del nostro gruppetto (Io, Eugenio e Yuri) e tra il clima e un po’ di sana tensione arrivo in cima allo zoccolo tutto fradicio, con gli occhiali appannati e disidratato! Anche oggi la neve rende la salita per nulla banale, la Cresta della Speranza porta con linea diretta in vetta al Morteratsch, forse il più bel punto panoramico sull’intero gruppo. Le nebbie si aprono e si chiudono, ogni volta si ha uno squarcio di una cima o di una parete diversa, che bello!
Lunga discesa alla Capanna Tschierva dove passiamo il pomeriggio a prender sole sulla terrazza. La sera ci raggiunge Omar con il dito steccato.
Eselgrat al Piz Roseg, l’altra grande classica del bacino insieme alla Biancograt, troviamo ottime condizioni e saliamo veloci fino all’anticima poi la traversata alla cima principale è la cigliegina sulla torta che a torto molti lasciano perdere.
Era poi prevista la Scala del Cielo ma l’eccessivo affollamento rende creative le menti dei nostri istruttori che tirano fuori una, a mio parere, bellissima ed elegante soluzione: Naso di Ghiaccio al Piz Scerscen con traversata al Bernina e discesa alla Marco e Rosa!
Il Tone che fino ad oggi ci ha accompagnati (e fatto correre e rigar dritti!) una volta raggiunto il ghiacciaio ci saluta, non vuole esser di peso dice lui… ma forse è il ricordo di una sua ripetizione anni fa della nostra cresta che gli suggerisce di lasciarci!
I primi tiri allo Scerscen hanno roccia davvero brutta tanto che l’Eugenio (per fortuna da secondo) prende di petto, e non scherzo, un pilastrino! Senza fare una piega, con le costole doloranti, qualche dito ammaccato e il morale non di certo al massimo l’Eugenio completerà la salita (qualche dolore verrà fuori solo sulle fessure melliche). D’ora in poi lo chiameremo Highlander. Raggiungiamo la cima dello Scerscen, anche qui i pochi metri che portano in cima non sono banali.
Eccoci ora alle prese con l’infida parte di cresta che collega lo Scerscen al Bernina, siamo sul secondo tratto della celebre traversata Roseg-Scerscen-Bernina. Si inizia con un lungo saliscendi tra gugliette, crestine di neve e spuntoni marci per poi raggiungere la cima del pilastro dal quale “con una doppia da venti metri o scendendo arrampicando” !!  oppure con quattro doppie da venticinque arriviamo alla cresta nevosa. Un’affilata prua che termina contro una parete di rocce rotte intagliata da alcuni colatoi. La roccia continua ad esser marcia e si fa sentire.
Ultimi tiri muovendosi come sulle uova e siam fuori, qualche metro sotto la vetta italiana. Solo Giacomo con Omar (con il dito steccato infilato in una moffola) raggiungono velocemente la cima principale. Rapida discesa sui rassicuranti anelli della normale e via dritti con le gambe sotto al tavolo pronti a far fuori le riserve del Bianco! Genepì, prima di iniziare il corso neanche lo conoscevo ora qualche bicchierino l’ho mandato giù… che botta! Gran dormita.
Una lunga traversata tra meravigliosi seracchi sotto alla Bellavista conduce all’attacco della traversata dei Palù dove procediamo quasi di corsa grazie al “riscaldamento” dei giorni precedenti! Puntiamo nuovamente in direzione Diavolezza ma prima della merenda facciamo qualche prova di trattenute… è gara a chi si lancia con più forza giù dal pendio!
L’anello è completato ma manca ancora il fatidico cramponage… La piana ondulata sotto al Diavolezza sarà l’ambientazione dei vari esercizi. Cramponage è praticamente l’insieme dei movimenti e delle tecniche classiche per spostarsi su ghiaccio e neve. Partiamo dai fondamenti cioè camminare in piano, siamo intirizziti dal freddo mattutino ed esasperiamo apposta  i movimenti, visti dalla terrazza del rifugio potremmo sembrare un gruppo di zombie in gita sul ghiacciaio! La giornata sarà piena e interessante sopratutto per lo scambio di idee e per il metodo d’insegnamento scelto, molto coinvolgente (quindi non noioso) e basato sul confronto delle esperienze di ognuno, seguendo comunque una linea ben precisa.
Ultimo giorno, ferrate! In breve saliamo da quella facile tra battute e foto da turista e tentiamo la discesa da quella difficile tra bestemmie e gran risate!
Apprezzare il profumo dell’erba e sentire le vacche nei prati  è davvero piacevole dopo sette giorni in giro per ghiacci e rocce.
Con lo Yuri e il Pio l’avventura continua nel Masino mentre l’Adriano ci lascia, lo ringraziamo credo tutti per il suo metodo basato sullo stato di necessità, funziona alla grande e non serve aggiungere altro!
Tutti riescono a fare un salto a casa, per me e Marco però Milano è troppo lontana quindi ci godiamo un ottimo pranzetto al Crotto del Fabio con pennica nel prato e sulla strada per San Martino facciamo pure shopping!
All’ormai familiare Miramonti parte subito il briefing con anche Daniele, Fabio e Andrea che si fermerà qualche giorno. Le condizioni non ci permettono di salire in quota come previsto… poco male, una settimana in Val di Mello non può che far bene!
Primo giorno diluvia così dopo un ardito tentativo ribattiamo in palestra a Filorera dove facciamo un gran ripasso manovre e chiaramente arrampichiamo, chi possiede il power si lancia sul lunghissimo e totalmente orizzontale tetto.
Gran vento che asciuga tutto in un baleno ma è vento da nord e sulle placche della Valle prenderemo un bel freddo! A gruppi giriamo sulle classiche, salendone sempre almeno due, a me capitano Kundaluna, Bastogene e Oracoli, Piedi e Oceano, vie già percorse ma davvero belle da ripetere, l’arrampicata mellica è forse la mia preferita.
Il penultimo giorno (il tredicesimo in tutto) decidiamo per una puntata in quota, rigorosamente in giornata quindi sveglia presto e frontale. Siamo io, Franz e Yuri (Omar ha dovuto lasciarci a causa del dito), meta la Osio Canali al Torrone Orientale. Fino al bivacco Manzi siamo avvolti nelle nebbie, son già passato per di qua ma mi sembra tutto nuovo… Ora il sole splende sopra il mare di nubi e possiamo scalare in maglietta godendo per tutto il giorno di un clima e di un panorama eccezzionali. La via da sotto pare molto estetica, due imponenti torri di granito si susseguono una sopra l’altra interrotte solo da un breve tratto piano, tutt’attorno lisce lavagne di pietra, alcune diventano verticali e sono tagliate da impressionanti fessure e chiuse da tetti. Tiro dopo tiro l’arrampicata non tradisce, alcune lunghezze sono entusiasmanti. In cima siamo felici. La discesa non è per nulla banale ma è parte integrante di questo bel giro e l’apprezziamo. Di buon passo saltelliamo giù per le pietraie e per i boschi fino a raggiungere il fondo valle con le ultime luci. Per alcuni istanti ci è sembrato di vivere delle giornate differenti… non è la prima volta che mi capita, partire al buio e tornare al buio è sempre molto bello.
Birra dalla Monica e solo dopo, cena!
L’ultimo giorno è relax sulle placche del Piezza.
Anche la seconda settimana è finita e a malincuore ci tocca lasciare questa fantastica routine: sveglia alle sette, gran colazione, lunga arrampicata in Valle, radler e patatine al bar, doccia, gran cena, radler e noccioline al bar guardando e commentando i video d’arrampicata, gran dormita!
Il gruppo è davvero un gran bel gruppo e penso che possa solo crescere, come avevo già detto, mi trovo bene.
Gli istruttori, anche questo è noto, sono preparatissimi ed è un piacere lavorare con ognuno di loro, ognuno (per fortuna) con le proprie caratteristiche e i propri modi di insegnare.

L’ambiente è positivo e ribadisco d’esser contento della scelta che ho fatto.

foto del corso (blog di Saro Costa)