GUIDA ALPINA, UN LAVORO DI RELAZIONE

MILANO – “Il lavoro di Guida alpina è principalmente un lavoro di relazione. Se si ha passione per la montagna e per la gente è la professione perfetta”. Sono queste le prerogative essenziali individuate da Luca Biagini, presidente delle Guide alpine della Lombardia, per svolgere la professione di Guida, esempio di mestiere di montagna. Lo ha raccontato sabato 18 ottobre alla tavola rotonda “La montagna come opportunità di lavoro” svoltasi all’Università degli Studi di Milano, nell’ambito della manifestazione “Milano Montagna”.

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Milano Montagna ospita la tavola rotonda sulle professioni di montagna

L’incontro ha dato l’occasione a diversi professionisti della montagna di portare la propria esperienza e spiegare a una platea composta da molti giovani come sia possibile trasformare la propria passione in attività lavorativa.

Nell’immaginario delle professioni di montagna quello di Guida alpina è il più classico, almeno nell’ambito turistico – ha detto Luca Biagini, presidente del Collegio delle Guide Alpine Lombardia -.

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Luca Biagini, presidente Collegio Guide Alpine Lombardia

Il Collegio lombardo è uno dei più nutriti, siamo circa 350 tra Guide alpine e Accompagnatori di media montagna. Io faccio questo mestiere da 15 anni durante i quali ho capito che lavorare come Guida significa avere due passioni. La passione per la montagna è necessaria ma non basta, serve anche quella verso gli altri, bisogna stare bene con le persone. Il Lavoro di Guida alpina è principalmente un lavoro di relazione. Se si hanno queste due passioni diventa la professione perfetta”.

Alla tavola rotonda è intervenuto anche Fabrizio Bellucci, Accompagnatore di media montagna del Collegio lombardo. Bellucci ha raccontato all’uditorio che cos’è un Accompagnatore di Media Montagna, come si diventa Accompagnatore, su che terreni si può operare e qual è stata la sua esperienza.

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Fabrizio Bellucci, Accompagnatore di media Montagna

Chi volesse diventare Accompagnatore di media montagna e farne la propria professione deve tenere presente diverse problematicità – ha detto Bellucci -: la legge poco chiara, la difficoltà nel fare sistema con altri professionisti, il fatto che si lavora quando le altre attività sono in festa, cioè d’estate e nel weekend. Soprattutto si troverà a chiedersi: mi piacerà accompagnare persone che non conosco? Ci sono sufficienti clienti per poter vivere di questa professione? Milano, i paesi limitrofi e le città vicine, costituiscono un bacino con risorse enormi, ad oggi, secondo me, con un’offerta al di sotto della domanda. Esistono molti modi per trovare spazio per svolgere l’attività: lavorare con i privati, collaborare con varie associazioni, agenzie turistiche. Ad oggi solo un 10% sul totale degli Accompagnatori di media montagna fa questo lavoro a tempo pieno, come unica attività. Io nella mia esperienza posso dire che ho iniziato il primo anno con un solo cliente, l’anno dopo facevo già gruppi, il terzo anno avevo liste d’attesa di clienti”.

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Marco Garbin, Fabiano Monti e Fabrizio Bellucci

Al dibattito, moderato dalla giornalista Marina Morpurgo, ha preso parte anche Fabiano Monti, maestro di snowboard e ricercatore in Scienze Ambientali per l’Università dell’Insubria. Monti ha sviluppato applicativi per lo studio del manto nevoso aprendo uno spin off e dando vita al progetto Freeride Livigno. Ha raccontato la sua esperienza anche Marco Garbin, Guida alpina, maestro di sci e gestore degli impianti della Madesimo Skiarea; quindi ha parlato Mara Lacchia, che gestisce il rifugio Pontese in Valle dell’Orco. Infine ha chiuso la tavola rotonda Carlo Lozzia, dell’Università della montagna di Edolo.

(Ufficio stampa Guide Alpine Lombardia)